In che modo l’industria del tabacco cerca di condizionare la Commissione Europea

il 2021 è l’anno della revisione di due importanti direttive europee relative al settore dei tabacchi

La revisione della direttiva UE sui prodotti del tabacco (TPD) nel 2014 fu caratterizzata una battaglia di lobby piena di scandali che portarono alle dimissioni del commissario per la salute Dalli. L’industria del tabacco aveva investito milioni di euro in strategie manipolative. 
Oggi, che siamo vicini a una possibile revisione della TPD, l’analisi di centinaia di documenti della Commissione europea mostra che essa è mal preparata a resistere alle lobby. Nonostante abbia firmato la Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco che obbliga i governi a proteggere il processo decisionale in materia di sanità pubblica dall’influenza dell’industria del tabacco, la Commissione non attua adeguatamente tali obblighi.

Come è stata fatta la ricerca

I ricercatori del Corporate Europe Observatory (CEO) e dell’European Public Health Alliance (EPHA), in collaborazione con quelli dell’Università di Bath che animano STOP tobacco, hanno analizzato la documentazione della Commissione Europea negli anni 2019 – 2020 per stabilire l’estensione dei contatti tra le Direzioni Generali e l’industria del tabacco, comprese le terze parti che ricevono fondi dall’industria del tabacco, ed influenti gruppi di svapo che, pur essendo finanziariamente indipendenti, adottano tecniche lobbystiche simili a quelle dell’industria del tabacco.

Le sette strategie utilizzate dalle lobby per influenzare la Commissione Europea

1Diffondere dati falsi, commissionando e pubblicizzando studi che mettono in dubbio il consenso scientifico sui rischi del tabacco

2– Fare di tutto per ritardare l’introduzione di nuove leggi sul controllo del tabacco o la revisione di quelle esistenti

3– Fare la vittima: dichiararsi vittime del contrabbando e della regolamentazione eccessiva

4Protestare contro gli enti regolatori, criticando i sostenitori del controllo del tabacco e gli enti che mettono in pratica le norme dell’Articolo 5.3 della Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC)

5 Utilizzare gli accordi commerciali, come quello di libero scambio dell’Unione europea (UE) per ottenere vantaggi o incentivi a favore dell’industria del tabacco, violando l’articolo 5.3 della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco contrario ai vantaggi o incentivi all’industria del tabacco

6Distinguere i nuovi prodotti dalle sigarette tradizionali, sostenendo che sono a minor rischio e progettati, solo per fumatori adulti, per consentire loro di uscire dal fumo mentre, in realtà, arruolano nuovi utenti tra i giovani

7Mettere la Commissione Europea contro gli Stati membri: sostenendo che la legislazione sanitaria in un particolare stato membro può distorcere le regole della concorrenza, oppure che il libero mercato unico dell’UE è minacciato perché i prodotti sono soggetti a regole diverse nei diversi paesi.

Pressioni sulla Commissione Europea

Molte di queste tattiche fanno parte del manuale su cui Big Tobacco ha fatto affidamento nella sua storia di inganni ai danni della salute pubblica, mirati a ritardare, eludere o impedire l’attuazione di efficaci politiche di controllo del tabacco.
Anche se la Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco contiene misure, in particolare all’articolo 5.3, che proteggono da questa interferenza, la Commissione Europea ha avuto difficoltà ad attuarle. Senza questa importante linea di difesa, la Commissione rimane esposta agli sforzi incessanti dell’industria per sovvertire la politica.

Due appuntamenti fondamentali per la Commissione

1) la direttiva sulle accise sul tabacco

La direttiva sulle accise sul tabacco (TED) del 2011 classifica i prodotti del tabacco in categorie e definisce la struttura dell’accisa e delle aliquote minime d’imposta. La TED non è più efficace nel dissuadere il consumo di tabacco, e dovrà essere rivisto anche l’accise sui nuovi prodotti, comprese le sigarette elettroniche, i prodotti del tabacco riscaldato.
Sia le aziende del tabacco che le organizzazioni di svapo si sono opposte o hanno chiesto tempo per le revisioni della TED. Se i lobbisti del settore continueranno ad esercitare pressioni, la Commissione Europea potrebbe perdere l’opportunità di modernizzare e armonizzare la tassazione in tutta l’Unione Europea per i prodotti del tabacco e della nicotina tradizionali e per quelli nuovi.
Questa opportunità è significativa. L’aumento delle tasse sul tabacco è un modo conveniente per ridurre il consumo di tabacco e aumentare le entrate fiscali tanto necessarie per i governi.
La correzione delle disparità fiscali tra alcuni Stati membri dell’UE potrebbe anche aiutare a frenare il commercio illegale facilitato da queste disparità.

2) La direttiva sui prodotti del tabacco

La direttiva sui prodotti del tabacco (TPD o direttiva 40/2014), la cui valutazione ed eventuale revisione dovrebbe avvenire nel 2021, delinea le regole relative alla produzione, presentazione e vendita del tabacco e dei prodotti correlati nell’Unione Europea. Ad essa è ancorata una parte consistente della legislazione italiana in materia.
La TPD disciplina le avvertenze sanitarie sui pacchetti di sigarette, il divieto di sigarette aromatizzate, degli elementi promozionali e fuorvianti sui prodotti del tabacco e delle sigarette elettroniche, l’introduzione di un sistema di tracciabilità e rintracciabilità a livello dell’UE e molto altro.
Le aziende produttrici di tabacco hanno una storia di lotta contro misure di controllo del tabacco come queste e hanno l’interesse di prevenire nuove normative e annacquare quelle esistenti.
Se si consente all’industria di continuare a influenzare le DG, l’attuazione di queste politiche salvavita potrebbe essere compromesso. Nel 2019 Philip Morris International ha chiesto alla DG SANTE (Direzione generale per la salute e la sicurezza alimentare) di ritardare l’introduzione del sistema di tracciabilità. Il rinvio è stato negato, ma si prevede che l’industria continuerà a fare queste richieste e a trovare altri modi per ritardare o sovvertire i regolamenti di tracciabilità e rintracciabilità, che, se adottati, potrebbero ridurre il commercio illecito, una pratica di cui è stata accusata la stessa industria del tabacco.

I tre modi in cui la Commissione Europea può proteggersi dall’influenza dell’industria

A La Commissione europea dovrebbe migliorare la trasparenza dei rapporto con l’industria del tabacco, estendendo l’approccio della DG Sante a tutti gli altri dipartimenti: ovvero tutti gli incontri con l’industria del tabacco in tutte le DG dovrebbero essere elencati in modo proattivo sul sito web della Commissione.

B Dovrebbe esserci un portale centrale che raccolga queste informazioni per consentire un facile controllo pubblico. Questa non è affatto una richiesta radicale: diversi governi hanno fornito per anni trasparenza proattiva intorno agli incontri di lobby con l’industria del tabacco. Ad esempio, dal 2016 il governo olandese dispone di un portale centrale in cui pubblica tutte le riunioni con l’industria del tabacco, con collegamenti alle note delle riunioni (in tutto il governo e i suoi dipartimenti).

C Bisognerebbe potenziare la pratica nell’attuazione dell’articolo 5.3 della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco, per quanto riguarda la trasparenza. Si potrebbe prendere esempio dal governo olandese che pubblica gli elenchi di tutti i contatti con l’industria del tabacco, incluso le riunioni ma anche tutta la corrispondenza.

Fonte

Corporate Europe Observatory. Fumo e specchi. Le deboli regole di trasparenza dell’UE consentono ai lobbisti dell’industria del tabacco di evitare il controllo
EPHA Targeting the European Commission: The 7 Lobbying Techniques of Big Tobacco
STOP. Lobbying the European Commission: What’s at Stake If the Tobacco Industry Gets Its Way?