In Italia il 16% dei medici fuma. Ma tra gli altri operatori sanitari si supera il 25%. Le indicazioni per le politiche

Prevalenza di fumatori tra medici e operatori sanitari non medici in Italia 

Negli ultimi due decenni in Italia, la prevalenza di fumatori tra i medici è diminuita in modo consistente mentre resta più alta e appena in lenta riduzione tra gli operatori sanitari non medici. Questo è risultato da uno studio condotto sui dati 2014-2018 del sistema di sorveglianza PASSI.

Trend della prevalenza di fumatori tra operatori sanità e di altri settori


Prevalenza del periodo 2014-2018 e fattori protettivi

L’analisi di un ampio campione, rappresentativo a livello nazionale, mostra che, all’interno del gruppo dei medici, la prevalenza del fumo è del 16,0% e varia in base alle caratteristiche demografiche: le donne fumano meno degli uomini, i medici ultra 50enni fumano meno dei più giovani, i medici del Nord Italia fumano meno di quelli del Sud.
Invece, tra gli operatori sanitari non medici, la prevalenza è 25,3% e non varia con l’età e il genere, ma dipende dalle variabili socio economiche: una migliore condizione economica e un miglior livello di istruzione sono fattori protettivi.
Bisogna evidenziare che, in questo studio, gli operatori sanitari non medici sono un gruppo non omogeneo dal punto di vista socio economico, perché include infermieri, operatori socio sanitari e anche i tecnici tra i quali chimici, biologi e fisici. Certamente, la quota più rilevante è quella degli infermieri ed è grave che in questo sottogruppo le donne fumano quanto gli uomini.

La situazione negli altri Paesi ad alto reddito

Nei Paesi ad alto reddito, la prevalenza del fumo tra gli operatori sanitari è in costante calo, con un dato aggregato, ottenuto dalla meta-analisi di studi effettuati nel periodo 2011-2015, pari al 19% (CI 95% 15-22%), un dato di poco inferiore a quello stimato da Passi che è 23%.
Nei Paesi guida per la prevenzione del tabagismo, come il Regno Unito, l’Australia, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti, la prevalenza è nettamente inferiore.

Medici. Confronto con gli altri studi italiani

In Italia, sono stati pubblicati numerosi studi sul fumo tra i medici, ma la maggior parte di quelli effettuati dal 2000 in poi, sono relativi a singoli ospedali e scontano un tasso di risposta insufficiente, inferiore al 60%. Considerando solo gli studi basati su campioni abbastanza rappresentativi, si può osservare un trend in riduzione della prevalenza del fumo tra i medici iniziato dai primi anni duemila, una tendenza molto più accentuata di quella della popolazione generale nello stesso periodo.

Trend della prevalenza di fumatori tra i medici italiani, dal 2000 al 2018

Perché è importante la prevalenza di fumatori tra gli operatori sanitari

Nella prevenzione del tabagismo, i medici e gli altri operatori sanitari svolgono un ruolo chiave sia nella diffusione del fumo che nel contrasto, per diverse ragioni. Innanzitutto essi, in relazione alle loro abitudini al fumo, rappresentano un modello, un esempio per i loro pazienti e per i cittadini.
Inoltre, per supportare i fumatori che vogliono smettere, gli operatori sanitari dovrebbero indicare e offrire i trattamenti più efficaci disponibili. Ma è stato osservato che, rispetto ai loro colleghi non fumatori, i medici e gli infermieri che fumano sono più restii ad affrontare il problema del fumo dei loro pazienti ed a raccomandare i metodi per smettere.
Ancora, gli operatori sanitari possono costituire un potente gruppo di supporto alle politiche di controllo del tabacco, un ruolo ben noto alle aziende del tabacco che, all’interno delle loro strategie di marketing, curano in modo privilegiato il rapporto con i medici.

Infine, è stato osservato che, nella fase ascendente dell’epidemia di tabagismo, il fumo è più frequente tra i medici che negli altri gruppi della società, presumibilmente per la loro maggiore disponibilità economica. Successivamente, i medici, forse per il migliore accesso all’informazione, sono anche il primo gruppo sociale che rifiuta il fumo, così la prevalenza si discosta da quella del resto della popolazione, anticipando i comportamenti di cessazione e di astinenza dal tabacco che vanno diffondendosi nella società.

Che cosa di nuovo aggiunge questo studio?

Fino ad ora, in base agli studi effettuati nei primi anni 2000 e a quelli più recenti effettuati in singoli ospedali, si riteneva che la prevalenza di fumo tra gli operatori sanitari italiani fosse molto elevata.
Oggi sappiamo che la prevalenza di fumo tra i medici (16% nel periodo 2014-2018) è inferiore a quella dei lavoratori di altri settori (28,6%). Si suppone che la riduzione sia avvenuta per il migliore accesso dei medici all‘informazione sui danni per la salute attribuibili al fumo.
Tra gli operatori sanitari non medici invece la prevalenza è tuttora troppo elevata e, in particolare, quelli con basso livello di istruzione hanno tassi che possono superare il 30%.       

Indicazioni per la pratica della sanità pubblica derivate da questo studio

Questi risultati indicano che è urgente migliorare la competenza degli operatori sanitari sui danni del fumo, i meccanismi della dipendenza, il ruolo dell’industria del tabacco, le politiche di controllo e i metodi per smettere di fumare.
Attualmente questa tematica è praticamente assente nei percorsi di studio dei professionisti della salute. Pianificatori, agenzie formative e ordini professionali dovrebbero arricchire i curricula formativi sia a livello universitario che post-laurea.

Fonte

Leggi l’articolo completo pubblicato a giugno 2021 sugli Annali dell’SS: “Smoking prevalence among healthcare workers in Italy, PASSI surveillance system data, 2014-2018” (Ann Ist Super Sanità 2021 | Vol. 57, No. 2: 151-160).

Istituto Superiore di Sanità. Epicentro. Prevalenza di Fumo tra gli Operatori Sanitari in Italia