Presentata in Parlamento proposta per abbassare ulteriormente le accise sulle Sigarette Elettroniche

Un commento del Dr. Gallus, Istituto Mario Negri

PUBBLICATO IL  DI REDAZIONE

Nell’ambito della discussione Parlamentare del Disegno di legge 3132 cosiddetto Sostegni bis (“Conversione in legge del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”), alcuni parlamentari della Lega hanno proposto un emendamento che riduce ulteriormente le accise sui liquidi di ricarica per le sigarette elettroniche. L’emendamento porterebbe l’imposta di consumo per i liquidi con nicotina a 80 centesimi/10 ml e quella per i liquidi senza nicotina a 40 cent/10 ml. L’acquisto dei liquidi diventerebbe più economico e il consumo di sigarette elettroniche verrebbe in tal modo incentivato.

Sulle conseguenze per la salute di questa misura fiscale, abbiamo chiesto a un esperto, il dottor Silvano Gallus, epidemiologo dell’Istituto Mario Negri, un commento che riportiamo qui sotto.

“E’ inquietante che una proposta di questo genere, che ha molteplici implicazioni a livello di salute pubblica, non sia basata su un attento esame dell’evidenza scientifica prodotta da ricercatori indipendenti da qualsiasi conflitto di interesse. Tutta la ricerca indipendente è molto preoccupata della diffusione di questi nuovi prodotti, soprattutto tra i giovani. Non lo dico io, lo dice chiaramente l’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In Italia, noi ricercatori indipendenti abbiamo osservato ormai da un po’ di anni che la sigaretta elettronica non contribuisce a diminuire il numero di fumatori di sigarette tradizionali. In particolare, recentemente si è visto che tra coloro che non hanno mai fumato sigarette tradizionali, i consumatori di sigaretta elettronica hanno un maggior rischio di iniziare a farlo. Inoltre abbiamo osservato tra gli ex-fumatori che hanno smesso di fumare ormai da molti anni, il rischio di ricadere nella sigaretta tradizionale è più alto tra gli svapatori.
Infine sembra addirittura che tra i fumatori di sigarette tradizionali l’uso della sigaretta elettronica disincentivi lo smettere di fumare.
Quindi, anche senza entrare nell’argomento “sicurezza” di questi prodotti, il bilancio benefici-rischi delle sigarette elettroniche è negativo, almeno in Italia. Non si capisce pertanto il razionale di una proposta del genere, se non che sia dettata soltanto da interessi commerciali.
Personalmente, combatto per equiparare la tassazione e i divieti delle sigarette elettroniche e dei prodotti a tabacco riscaldato con quelli delle sigarette di tabacco tradizionali. Pertanto, piuttosto di una riduzione della della tassazione per questi nuovi prodotti, ne caldeggio un importante aumento!
A chi mi chiede di Public Health England, l’agenzia di sanità pubblica inglese che ha promosso la sigaretta elettronica, spiego che la situazione in Inghilterra è completamente diversa da quella italiana. In Inghilterra, infatti, il fumo di tabacco è fortemente disincentivato. Basti pensare che in questo paese un pacchetto di sigarette costa più di 10€ (al netto del reddito pro capite) mentre in Italia costa meno di 6€. Inoltre, chiunque desideri smettere di fumare in Inghilterra ottiene gratuitamente il supporto farmacologico e psicologico più efficace; in Italia non è gratuito [Leggi qui per saperne di più]. Quindi, prima di incentivare l’uso di sigarette elettroniche, portiamo le politiche anti-fumo agli stessi livelli dell’Inghilterra. Solo allora ne potremmo riparlare.
La sigaretta elettronica può essere utile soltanto in un caso: per quei forti fumatori che non riescono a smettere da soli o con i trattamenti standard e che accettano solo il passaggio alla sigaretta elettronica.
Tuttavia, si tratta di un numero limitato di persone. Ma davvero, per ridurre il danno di pochissimi fumatori incalliti, siamo disposti ad incentivare l’utilizzo di uno strumento che renderà schiavi della nicotina centinaia di migliaia di giovani?
È necessario rivedere questa proposta alla luce delle evidenze scientifiche, senza farsi condizionare da interessi commerciali.”